Le prime avvisaglie dell'assottigliamento della fascia di Ozono risalgono al 1974. Due scienziati Nord americani affermarono che i gas conosciuti come Cloro Fluoro Carburi avrebbero alla lunga rappresentato un serio pericolo per la Terra se non si fossero prese delle contromisure.Fino ad allora i CFC erano stati considerati prodotti chimici perfetti. Erano inodori, non erano tossici né infiammabili, e chimicamente erano inerti.
Per questa loro "affidabilità" vennero a lungo impiegati nei frigoriferi e nei condizionatori d'aria, nei solventi chimici per la pulitura a secco, nelle plastiche espanse (tipo i contenitori per gli hamburger), e in moltissimi altri settori industriali, non ultimo quello cosmetico dove sono stati a lungo impiegati come propellenti nelle bombolette spray.
I CFC sono gas talmente "stabili" da poter rimanerre in sospensione nell'atmosfera anche più di cento anni prima di raggiungere la stratosfera dove iniziano a distruggere le molecole di Ozono che proteggono la terra dalle radiazioni solari.
Fino al 1985 la stessa comunità scientifica è stata divisa sulla portata reale del fenomeno, ma la scoperta di un vero e proprio "buco" nella fascia di Ozono sovrastante l'Antartide spinse la comunità mondiale a prendere misure effettive di contenimento del fenomeno.
Nel 1987 venne firmato a Montreal un protocollo in cui 23 paesi, tra cui l'Italia, si impegnavano a ridurre del 30% entro il 1999 il consumo di CFC.
Tali accordi però sortiranno un effetto solo tra qualche anno, nel frattempo la NASA ha ipotizzato che l'assottigliamento dello strato di Ozono potrebbe procedere a ritmi più veloci di quelli fino ad ora ipotizzati.